3 Gen 2017

BRONZI CINESI IN GIAPPONE E IN ITALIA: COLLEZIONISMO E STUDI ANTIQUARIALI 13 febbraio 2017

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13 febbraio 2017 dalle 10.00 alle 13.00

lingua italiana, ingresso libero fino a esaurimento posti

Organizzato da Museo D’Arte Orientale ‘Edoardo Chiossone’, Genova, in collaborazione con Istituto Giapponese di Cultura in Roma/Japan Foundation

PROGRAMMA

Introduzione al simposio

10.00     Dott.ssa Naomi Takasu, Direttrice, Istituto Giapponese di Cultura in Roma

10.15      Dott.ssa Donatella Failla, Direttrice, Museo d’Arte Orientale ‘Edoardo Chiossone’, Genova

Relazioni

10.25     Dott.ssa Nishida Hiroko, Nezu Bijutsukan, Tōkyō (relatrice-ospite speciale)
Old Bronze Flower Vases from China in Japan

11.10   Dott. Roberto Ciarla, Curatore Sezione Estremo Oriente, Museo delle Civiltà -Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’
L’arte del bronzo nella Cina arcaica: la collezione del Museo Nazionale d’Arte Orientale

11.55    Dott.ssa Donatella Failla, Direttrice, Museo d’Arte Orientale ‘Edoardo Chiossone’, Genova
Trasformazioni dei bronzi arcaistici in Cina e Giappone: la collezione del Museo Chiossone di Genova.

12.40-13.00  Domande da parte del pubblico e dibattito.

 

Il simposio Antichi Bronzi Cinesi in Giappone e in Italia: Collezioni e Studi Antiquariali, una collaborazione tra Istituto Giapponese di Cultura/Japan Foundation e Museo d’Arte Orientale ‘Edoardo Chiossone’ di Genova, anticipa parte importante dei risultati che saranno presentati nella mostra e nel catalogo Food for the Ancestors, Flowers for the Gods: transformations of archaistic bronzes in China and Japan, da inaugurarsi presso il Museo Chiossone di Genova il 31 marzo prossimo e aperta al pubblico dal giorno successivo.

Il Museo Chiossone di Genova custodisce le collezioni d’arte giapponese e cinese che Edoardo Chiossone (Genova 1833-Tōkyō 1898), distinto professore genovese di tecniche di disegno e incisione, raccolse durante il suo soggiorno in Giappone di oltre 23 anni, dal 1875 fino alla morte nell’aprile del 1898. Grazie alla loro ampia varietà, le collezioni Chiossone consentono di studiare sia la storia dell’arte giapponese sia le relazioni culturali e artistiche Cina-Giappone. A questo riguardo la collezione di manufatti in bronzo e metallo è particolarmente importante: i pezzi arcaistici cinesi databili dalla dinastia Song Meridionale (1127-1279) fino alla fine del secolo XIX, importati in Giappone a cominciare dal periodo Muromachi (1393-1572), documentano sia il plurisecolare interesse cinese per le antichità, sia il gusto giapponese, coltivato dall’aristocrazia militare e dai maestri del tè, di collezionare vasi cinesi in bronzo per comporre i fiori (hanaike 花生). Quanto alla sezione della bronzistica giapponese del Museo Chiossone, comprende opere insigni, databili dalla Protostoria (periodi Yayoi e Kofun, secoli III a. C – VII d.C.) fino al tardo periodo Meiji (1868-1912).  La maggior parte delle opere che saranno esposte nella rassegna di Genova appartiene al Museo Chiossone, con la significativa partecipazione di prestiti importanti provenienti dal Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma, dal Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma e da collezioni private.

Nel terzo-primo millennio a. C., i vasi in bronzo della Cina arcaica erano impiegati nelle offerte rituali di carni, cereali e bevande fermentate agli Antenati. La loro riscoperta in epoca storica, al tempo della dinastia Song Settentrionale (960-1127), comportò non solo il tentativo di ricostruire i contenuti e i significati dei riti antichi, ma anche l’esigenza di documentare e studiare il vasellame rituale in bronzo dell’Antichità sia mediante classificazioni e catalogazioni illustrate, sia mediante la riproduzione in bronzo e ceramica degli esemplari antichi. Questo rilevante fenomeno di studio, copia e riproduzione delle antichità, noto in Occidente come ‘arcaismo’ e ‘produzione arcaistica’, durò ininterrottamente fino alla fine della dinastia Qing (1644-1911). Tuttavia, alla fine del primo millennio dell’era volgare gli universi religiosi e spirituali della Cina erano irreversibilmente cambiati rispetto a quelli arcaici: non più soltanto gli Antenati, bensì anche gli Immortali del Taoismo, i Risvegliati e i Bodhisattva del Buddhismo, insediati sugli altari e nei templi, richiedevano culto e offerte acconce, differenti da quelli antichi: fiori, incenso e luce di lampade o candele. Così, nei vasi anticamente ricolmati d’offerte di cereali si bruciava incenso, nei vasi e nei calici un tempo usati per contenere e libare il vino agli antenati si componevano fiori.

I bronzi cinesi importati nell’arcipelago giapponese dal secolo VII fino al XIX erano destinati essenzialmente alla corte imperiale, ai grandi monasteri buddhisti e, dai secoli XIII in poi, anche all’aristocrazia militare. In Giappone queste opere d’importazione appartenevano alla speciale categoria dei karamono kodō 唐物古銅, ‘oggetti cinesi in bronzo’ ricercati, collezionati e tesaurizzati dall’elite politica durante i periodi Muromachi (1393-1572), Momoyama (1573-1600) ed Edo (1600-1868). Ebbene, questi bronzi, che rappresentano insieme ad altri karamono – calligrafie, dipinti, lacche intagliate e ceramiche céladon – l’espressione del prestigio culturale del Giappone legato al possesso dei capolavori cinesi, sono parte essenziale della storia dell’arte e del gusto giapponese, sui quali esercitarono influssi profondi nel corso dei secoli.

Molti dei vasi da fiori cinesi (karamono hanaike 唐物花生) dei secoli XIII-XVIII appartenenti al Museo Chiossone sono opere d’alto valore artistico, culturale, simbolico e tecnico. I più antichi ad essere importati in Giappone risalgono ai secoli XIII-XIV: erano impiegati nella decorazione zashiki kazari 座敷飾 – vale a dire, nelle esposizioni ornamentali preparate nelle sale di rappresentanza e da ricevimento delle residenze feudali. I bronzi cinesi delle epoche successive, databili ai secoli XV-XIX, cioè dal medio periodo Ming fino al periodo Qing tardo e finale, trovarono collocazione sia nell’ambito della cerimonia del tè (chanoyu 茶の湯) sia negli ambienti dei bunjin 文人, i letterati sinofili che praticavano la ‘via del tè infuso’ (senchadō 前茶道). Diversi dei vasi da fiori cinesi appartenenti al Museo Chiossone sono strettamente comparabili a esemplari storicamente classificati in Giappone come ‘opere celebri’ (meibutsu 名物) o ‘di grande rinomanza’ (ōmeibutsu 大名物) appartenute in passato a collezioni aristocratiche e a grandi maestri del tè e trasmesse ai patrimoni dei musei giapponesi pubblici e privati fino all’epoca contemporanea. Infine, importa considerare che svariati rikkahei 立花瓶 giapponesi – vale a dire, grandi vasi in bronzo per le composizioni floreali formali, prodotti dalla fine del secolo XVI ai primi del XIX da bronzisti specializzati, noti come ‘maestri di vasi da fiori’ (ohanaire-shi 御花入師) – attestano sia l’esemplarità artistica e culturale attribuita all’antica tradizione del collezionismo d’antichità cinesi, sia la creazione selettiva, da parte dei grandi bronzisti giapponesi, di uno stile arcaistico d’ispirazione cinese pienamente consono al gusto locale.

 

Testo: dott.ssa Donatella Failla, Direttrice, Museo d’Arte Orientale ‘Edoardo Chiossone’, Genova

 

 

Donatella Failla Direttrice del Museo d’Arte Orientale ‘Edoardo Chiossone’ di Genova, è anche  Professore di Storia dell’Arte dell’Asia nell’Università di Genova dall’Anno Accademico 2012-2013. Nel 2014 il Ministero per l’Istruzione e la Ricerca Scientifica le ha conferito l’Abilitazione Scientifica Nazionale come Professore Associato. È autrice di 190 pubblicazioni, tra cui cataloghi di mostre e monografie, articoli e saggi usciti in riviste di rilevanza internazionale in lingua italiana, inglese, francese, spagnola e giapponese. Partecipa regolarmente in qualità di relatrice scientifica e moderatrice ai convegni internazionali e nazionali di studi giapponesi. Nel corso degli ultimi 20 anni ha organizzato e realizzato oltre 30 mostre delle collezioni del Museo Chiossone in sedi genovesi, nazionali e giapponesi. I contatti da lei stabiliti con importanti sponsor giapponesi, tra cui la Fondazione Sumitomo e l’Istituto Nazionale di Tōkyō per la Ricerca sui Beni Culturali, hanno consentito il restauro ad alto livello professionale e la riqualificazione di 76 dipinti giapponesi, più di 200 stampe policrome, oltre a lacche, bronzi e porcellane per un investimento complessivo pari a € 760.000. Ha ricevuto due Japan Foundation Research Fellowship Grants, il primo per tre mesi nel 1995, il secondo per dodici mesi nel 2012, oltre a numerosi inviti e assegnazioni per studio e ricerca nel settore dell’arte giapponese e dei suoi rapporti con la cultura cinese. Il 15 dicembre 2015 il Ministero degli Affari Esteri del Giappone le ha conferito, con menzione speciale da parte del Ministro, una benemerenza “per l’attività culturale svolta a favore dell’arte e della cultura giapponese e della reciproca comprensione tra Italia e Giappone”. Il 13 dicembre 2016 è stata inoltre insignita dell’Ordine Imperiale del Sol Levante, Raggi d’Oro e Rosetta. Dal 2016 è membro dell’Accademia Ambrosiana in Classis Asiatica.

 

Hiroko Nishida. Born in Tokyo. Nishida is the former Deputy Director and Chief Curator of the Nezu Museum in Tokyo. Currently she is the Adviser/Special Consultant of the Nezu Museum. Specialized in Asian Ceramics History. She graduated from Keio University in Tokyo and Oxford University in England, received Ph.D. in Philosophy. Nishida additionally studied in Holland, England, and South Korea after she worked for the Tokyo National Museum.  Her publications include “Kutani” and “Tenmoku” among others.

Roberto Ciarla, archeologo orientalista, è Dottore di Ricerca in Lingue, Culture e Società, titolo conseguito presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia; è laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne e in Lettere presso l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’. è diplomato in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente e presso l’Istituto di Lingue Estere di Pechino. Dal 1985 presta servizio presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’ di Roma come curatore delle collezioni d’arte dell’Asia orientale. Dal 1987 è co-direttore del progetto congiunto thai-italiano “Lopburi Regional Archaeological Project” (Lopburi, Tailandia). Dal 2010 è Consulting Scholar, presso la Asian Section of the University of Pennsylvania Museum (Philadelphia, PA, USA). É stato relatore in numerosi congressi internazionali sull’archeologia dell’Asia e ha tenuto conferenze presso istituzioni italiane e straniere su temi inerenti la storia dell’arte e l’archeologia della Cina e del Sud-est Asiatico. E’ autore di più di duecento lavori a stampa di carattere specialistico e di divulgazione scientifica inerenti ai campi di ricerca che gli sono propri.