Hitoiki. Parole del direttore
Ho pensato che sarebbe stato bello tenere una rubrica, in occasione del restyling del nostro sito istituzionale. Vorrei raccontarVi in maniera informale, e a cadenza non definita, alcuni aspetti della cultura giapponese, degli scambi tra Giappone e Italia, con semplicità, seguendo il filo dei miei pensieri. E se tali divagazioni potessero mai costituire un incentivo al Vostro interesse verso le attività dell’Istituto Giapponese di Cultura, ne sarei davvero felice.
- Speciale 50 anni – L’Esposizione Internazionale del 1911 –
- Speciale 50 anni – Arte in Giappone –
- NatsuMatsuri -Festa d'estate
- S. Valentino
- Un anno dopo
- Genjiko
- Gli occhi di Yukio Mishima
- La trappola
- Aquiloni e trottole
- Yakumo
- La luce e l'ombra
Speciale 50 anni – L’Esposizione Internazionale del 1911 –
In occasione del 50mo Anniversario dell’Unità l’Italia nel 1911, vennero organizzati una serie di eventi celebrativi, accanto ai quali l’Italia presentò due Esposizioni Universali contemporaneamente a Torino e a Roma. Vale a dire: l’Esposizione Internazionale dell’Industria e del Lavoro di Torino e l’Esposizione Internazionale delle Belle Arti di Roma. L’Esposizione di Roma ebbe luogo a Valle Giulia, attuale sito del nostro Istituto. Nel 1911, insieme al nuovo edificio della Galleria nazionale d’arte moderna progettato per l’occasione, vennero costruiti i padiglioni esteri; Stati Uniti, Serbia, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Russia, Ungheria, Spagna e Giappone, per il quale venne approntato un edificio in stile giapponese classico che immagino attirasse la curiosità dei visitatori, come testimoniano le nostalgiche immagini dell’epoca.
Il Giappone presentò più di cento pitture e sculture per la maggior parte contemporanee, che diedero vita alla prima esposizione d’arte moderna giapponese a Roma organizzata dal governo giapponese. In luogo dell’originario padiglione giapponese adesso sorge la Facoltà di Architettura dell’Università di Roma La Sapienza, proprio di fronte all’attuale edificio dell’Istituto. Fu il governo italiano di allora che offrì al Giappone la possibilità di costruire un istituto culturale nella zona di Valle Giulia, poco dopo l’Esposizione, insieme agli altri paesi partecipanti. Il padiglione dell’Inghilterra si trasformò così in Accademia Britannica, nella stessa sede attuale. Successivamente comparvero gli omologhi di Olanda, Romania, Austria, Svezia e Belgio, tutti edificati prima della guerra. Il nostro Istituto fu completato nel 1962, sulla base dell’accordo culturale fra Giappone e Italia firmato nel 1954. Al momento sono presenti 9 edifici culturali stranieri nella zona di Valle Giulia, accanto al Museo Etrusco di Villa Giulia e alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. L’origine dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma si può dunque far risalire all’Esposizione Internazionale delle Belle Arti di Roma del 1911, occasione d’incontro e pietra miliare di una lunga storia di cultura e d’amicizia.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
19 aprile 2013
Speciale 50 anni – Arte in Giappone –
Porgo a tutti quanti voi, con un po’ di ritardo, auguri di Buon Anno. Come forse avrete appreso leggendo il nostro sito, l’Istituto Giapponese di Cultura ha compiuto 50 anni il 12 dicembre dell’anno appena concluso, il 2012.
Stiamo programmando vari appuntamenti culturali per commemorare il 50esimo anniversario della fondazione e confido nella vostra calorosa partecipazione a tutte le iniziative, in particolar modo, a quelle speciali. La serie degli eventi legati al 50esimo si apre con la mostra Arte in Giappone 1868-1945 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (26 febbraio- 5 maggio). La mostra presenta 170 opere della pittura Nihon-ga (pittura in stile giapponese) e arti decorative, importanti testimonianze dell’influsso subìto dall’arte giapponese dopo l’incontro con quella occidentale - seguìto alla Restaurazione Meiji del 1868 - incontro determinante per la genesi di una nuova espressione artistica al passo con la modernizzazione del Paese.
Non ritengo questa la sede per dilungarmi sul contenuto della mostra, alla quale è dedicato ampio spazio nella relativa pagina di presentazione su questo sito, ma vorrei rilevare che si tratta della prima esposizione collettiva in Italia di arte giapponese moderna nell’ambito di questa importante transizione storica, notevole per qualità e quantità delle opere esposte. Anche in Giappone non è facile avere l’opportunità di visitare un’esposizione collettiva di livello simile, dove si concentri un così alto numero di opere di pittura in stile giapponese moderno: per questo consiglio a tutti di non perdere questa opportunità.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
23 gennaio 2013
Fa caldo quest’ estate. La signora del chiosco di giornali dove abitualmente mi servo ha detto, asciugandosi il sudore, “Vivo a Roma da cinquantacinque anni ma non ho mai sentito così caldo.”
L’estate in Giappone è la stagione dei Matsuri, ossia delle feste.
La gente partecipa con entusiasmo a varie feste estive in diverse località. Le più note e grandiose sono senz’altro la Gion Matsuri di Kyoto e la Nebuta Matsuri di Aomori, ma in tutto l’arcipelago si organizzano tante altre piccole feste locali, una delle quali è rimasta nella mia memoria d’infanzia.
L’evento centrale di queste piccole feste locali è la Bon Odori, danza di origine buddhista in onore dei defunti che si svolge in estate presso il recinto di un tempio o in uno spazio libero all’interno delle città. La sera la gente si raduna attorno a questo recinto e le donne sono solite indossare lo yukata, il kimono estivo. Si danza accompagnati dalla musica, girando intorno allo yagura, torre temporanea allestita per la festa, imitando quello che fanno i più anziani, depositari della tradizione. Ricordo come sembravano diverse dal solito tante mie compagne di classe, con indosso quei bellissimi yukata…
Quest’anno a Roma, nella seconda settimana di luglio, è stato organizzato un festival dal titolo “Estate Giapponese 2012”, con lo scopo di presentare alcuni aspetti della cultura giapponese in un clima di festa. L’evento, con due giorni all’Isola Tiberina nell’ambito dell’Isola del Cinema e tre giorni dell’Auditorium Parco della Musica, ha offerto un’occasione per assaporare cinema e musica, ma anche sake e cibo giapponese.
L’Istituto ha partecipato a questa iniziativa come uno degli enti organizzatori, fornendo i film per le proiezioni serali all’aperto, la mostra di calligrafia allestita negli spazi dell’Auditorium, e sovvenzionando i concerti di Shamisen, Koto, e Taiko - tamburi giapponesi ospitati al Parco della Musica.
L’attività del nostro Istituto non si limita, infatti, alla realizzazione di eventi presso la nostra sede ma si estende a progetti e collaborazioni con diverse istituzioni e enti culturali che hanno sede a Roma o in altre città italiane. Nell’anno fiscale 2011 abbiamo organizzato, collaborato e supportato più di ottanta eventi in oltre trenta comuni in Italia.
Non avete mai sentito il nostro nome nella Vostra città?
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
17 luglio 2012
Una delle attività più rilevanti dell’Istituto è la promozione dell’ insegnamento della lingua giapponese in Italia.
Ci sono circa 5mila italiani che imparano il giapponese in patria secondo il “Survey Report on Japanese Language Education abroad 2009” a cura della Japan Foundation.
Come ben sapete, anche il nostro Istituto offre corsi di lingua giapponese che contano annualmente circa 500 studenti. Gli iscritti sono di varie età – vi si trovano dai liceali ai pensionati - ma tutti provvisti di serietà ed entusiasmo. Mi fa sempre piacere vedere gli studenti chiacchierare all’ingresso, prepararsi per le lezioni in biblioteca e apprezzare le mostre in corso prima e dopo le lezioni.
Secondo la ricerca della Japan Foundation datata 2009, l’Italia si trova al quarto posto per numero di studenti di lingua giapponese in Europa, dopo il Regno Unito, primo posto con 20mila in totale, alla Francia, seconda con 16mila, e alla Germania, terza con 12mila. Al momento l’Italia è dunque in quarta posizione; vorrei tuttavia segnalare che è il paese che vanta la storia più lunga riguardo all’insegnamento in Europa, assieme alla Francia, poiché nel 1863 venne inaugurato il primo corso istituzionale a Firenze (dalla ricerca Japan Foundation).
Fra i 5mila studenti, l’80%, ovvero 4mila circa, afferiscono alle 24 istituzioni universitarie in cui si tiene l’insegnamento. Mentre invece non si registrano molti alunni a livello di istruzione elementare e secondaria: ciò giustifica la discrepanza tra le poche centinaia di studenti italiani e i 10mila inglesi o i 2mila di Francia e Germania.
Tuttavia, recentemente alcuni licei a Milano e a Roma stanno avviando corsi di lingua giapponese. Vorrei presentare una brillante iniziativa progettata dagli appassionati insegnanti di questi licei. “CONCORSO DI LINGUA GIAPPONESE ONLINE 2012”, organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, è il primo concorso sicuramente in Italia e probabilmente in Europa di questo genere per i liceali che studiano giapponese, eseguito tutto via rete internet, a cui hanno partecipato circa 150 studenti di nove licei di Milano e di Roma. Ancora oggi su internet, si possono ammirare tutte le opere in concorso; videoclip, testi scritti, soundclip e design del logo del concorso. L’opera che mi piace di più è il videoclip intitolato “San Valentino”, vincitore del Premio Assoluto della categoria.
Per inciso, S.Valentino, il 14 febbraio, è il giorno in cui la donna regala cioccolato all’uomo come espressione d’amore in Giappone. Perché il cioccolato? Perché solo dalla donna all’uomo? Nessuno sa precisamente perché.
Il videoclip non mostra relazione con questa moderna abitudine giapponese, ma se si è interessati o si studia la lingua giapponese, un’occhiata alle opere in concorso potrebbe rivelarsi molto interessante.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
14 maggio 2012
È trascorso quasi un anno dal Grande Terremoto del Giappone Orientale. Abbiamo ricevuto tantissimi messaggi di cordoglio, vicinanza e solidarietà dal popolo italiano. Vorrei esprimere a tutti, ancora una volta, il nostro sincero ringraziamento e apprezzamento, anche dalle pagine di questa piccola rubrica.
Il Giappone sta impegnando tutte le proprie energie per il recupero della regione colpita, tollerando dolore e difficoltà, innegabili. L’Istituto, in concerto con la nostra sede centrale, Japan Foundation, desidera, in occasione della ricorrenza annuale del disastro, presentare aspetti diversi della regione colpita — non soltanto dunque gli sforzi per la ricostruzione, ma anche la gente, la natura, la storia e la cultura — al pubblico italiano, cui finora sono giunte dell’area esclusivamente le immagini più drammatiche.
A marzo saranno inaugurate due mostre fotografiche.
La prima, “Will - one year ago, one year after - ” organizzata dall’Ambasciata del Giappone, illustra la situazione dopo il disastro e il popolo che si adopera per la ricostruzione, anche grazie agli aiuti dall’estero. A seguire, “Tohoku: Fotografie dal Giappone”, presenta, attraverso le immagini di dieci tra i più noti fotografi giapponesi, il fascino della regione Tohoku. Il curatore è Kotaro Iizawa, uno dei critici fotografici più celebri del Giappone. Inaugurerà a giugno un’altra mostra, stavolta dedicata alle arti decorative o alto artigianato, ancora dal Tohoku, che si confermerà regione ricca di arte e tradizione.
Nel 1613 un’ambasceria diplomatica giapponese salpò dal porto di Ishinomaki (Tsukinoura) diretta in Europa per le udienze con Felipe III di Spagna e l’allora Papa Paolo V a Roma. La missione di Tsunenaga Hasekura, samurai servitore di Masamune Date, daimyo di Sendai, è ricordata come uno degli eventi più importanti nell’ambito della storia delle relazioni tra Italia e Giappone.
Esattamente quattrocento anni dopo, dieci studenti elementari partono dalla stessa città di Ishinomaki, colpita dal disastro dell’11 marzo, diretti a Roma, con un centinaio di piccole opere d’arte, proprie creazioni dalle macerie degli edifici distrutti.
Ricordi drammatici danno vita a oggetti d’arte in grado di donare al pubblico piacere e speranza. La mostra “Frammenti della Città – Watanoha Smile” organizzata dall’Associazione SENNINZURU ITALIA con l’intervento della Japan Foundation, si terrà presso il Museo del Giocattolo di Zagarolo dal 25 marzo al 22 aprile. Auspico che i piccoli ambasciatori e i loro oggetti d’arte contribuiscano all’instaurazione di rapporti d’amicizia e affetto con il popolo italiano e si facciano, al ritorno in Giappone, messaggeri di amorevole solidarietà.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
22 febbraio 2012
Credo che tutti conoscano il sadō, la “via del te’”, soprattutto nella sua espressione ritualistica, la cerimonia del te’, e il kadō, la “via dei fiori” o ikebana, l’arte della disposizione floreale. Ma quanti conoscono il kōdō, la “via dell’incenso”?Si tratta di un’antica forma d’intrattenimento, una
cerimonia nel corso della quale i partecipanti apprezzano le fragranze esalate dal legno profumato bruciato secondo regole tradizionali. Il gioco, costituitosi durante il periodo Muromachi (come sadō e kadō, ma non altrettanto noto), prevede varie combinazioni, in unità di cinque incensi; di fragranze da “ascoltare” (verbo utilizzato tradizionalmente al posto di “odorare”). I partecipanti esprimono con un disegno pentagrammato le combinazioni che, nel caso del Genjikō (“Incenso di Genji”) sono in numero di 52, come i capitoli dell’omonimo romanzo-capolavoro della letteratura giapponese, di cui portano il titolo. I “pentagrammi” sono spesso utilizzati come motivi ornamentali per kimono, obi o oggetti artigianali tradizionali.
Il disegno del Genjikō è presente anche all’interno dell’Istituto Giapponese, quale elemento architettonico e decorativo, nel graticcio che separa il salone delle mostre e la scala che conduce al piano superiore. Al centro di ciascuna losanga è raffigurata una combinazione, e dunque un capitolo; ma non ho mai contato se fossero tutti presenti…
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
11 gennaio 2012
Nella mostra “Metamorphosis - il Giappone del Dopoguerra -”, si trovano tre opere in cui Yukio Mishima è stato fotografato da Eiko Hosoe, uno dei fotografi d’arte più creativi del Giappone postbellico. La raccolta fotografica di Hosoe, pubblicata nel marzo del 1963 e a cui Mishima stesso aveva dato il titolo di Barakei (Il Supplizio delle Rose), fece scalpore.
Quest’anno alcuni aspetti della versatilità dell’attività artistica variegata di Yukio Mishima rivivono attraverso nostri differenti programmi. A febbraio scorso il film, Karakkaze Yaro (Man of the Biting Wind) del 1960, interpretato da Yukio Mishima, è stato proiettato nell’ambito della rassegna cinematografica dedicata al regista Yasuzo Masumura. A giugno abbiamo organizzato il progetto “40 anni senza Mishima” con una conferenza e tre pellicole basate sui suoi romanzi. E ora, nella nostra mostra autunnale si può cogliere la rara occasione di vedere alcune immagini dello scrittore, nel ruolo straordinario di modello negli anni 1961- 1962.
Osservando il Giappone nel periodo che va dalla ricostruzione allo sviluppo del dopoguerra, sono rimasto sorpreso dall’emergere di tanti talenti creativi, che operarono in sinergia varcando liberalmente i confini dei vari campi artistici. Mi sembra quasi che all’epoca ogni nuova avanguardia sgorgasse impetuosa, come magma che esplode dal vulcano.
Nel film Shinjuku Dorobo Nikki (Diario di un ladro di Shinjuku) di Nagisa Oshima, che abbiamo proiettato il 3 novembre nell’ambito della rassegna Art Theatre Guild of Japan (ATG), Esperimenti di cinema indipendente, il protagonista è un giovane Tadanori Yokoo, noto graphic designer e pittore, protagonista di numerose mostre nazionali e internazionali. Tra gli interpreti, si trova anche Juro Kara, regista, scrittore, attore e leader del teatro underground del Giappone. Alla fine del percorso della mostra c’è un’immagine dell’altro libro di Eiko Hosoe, Kamaitachi, in cui si osserva una strana figura: il modello è Tatsumi Hijikata, creatore della danza Butoh.
Mishima aveva raccontato a Hosoe di avere una particolare abilità nel tenere aperti gli occhi per minuti, senza battere le ciglia. Cosa dicono a voi gli occhi spalancati di Mishima nell’immagine del fotografo?
Foto ©Yasuhiro Ishimoto Tokyo.1962
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
14 novembre 2011
La Trappola
La programmazione cinematografica 2011-2012 dell’Istituto si è inaugurata con il film ‘La Trappola’ di Hiroshi Teshigahara nella rassegna “ART THEATRE GUILD OF JAPAN (ATG) –Esperimenti di Cinema Indipendente.”
Ho visto il film per la prima volta, e sono rimasto sinceramente colpito dall’alta qualità dell’immagine e delle musiche, ben attinenti all’intreccio narrativo, che liberalmente attraversa la confine tra realtà e irrealtà. E che risulta ancora oggi originale e stimolante benché sia stato prodotto circa 50anni fa.
Il regista Teshigahara ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria al 17.o Festival di Cannes del 1964 per la sua produzione successiva, “Suna no Onna” (La Donna di Sabbia). Sceneggiatore del film era Kobo Abe, scrittore drammaturgo, molto noto al mondo per l’omonimo romanzo, pubblicato in circa 30 lingue straniere. La musica è curata da Toru Takemitsu, grande compositore conosciuto dalle platee internazionali.
Go Hirasawa, critico studioso di cinema, ha evidenziato, nel corso della conferenza, che l’ATG ha diritto di essere collocata nella storia cinematografica del mondo, e non soltanto del Giappone dunque, dato che molti dei film giapponesi apprezzati all’estero sono stati distribuiti dalla casa cinematografica. Vorrei aggiungere che allo stesso tempo si potrà abbracciare tutto il panorama dell’arte contemporanea giapponese postbellica tramite il cinema dell’ATG perché vi hanno preso parte diversi artisti nei campi di musica, teatro, letteratura, arte visive, design, e altro, che si sono distinti per creatività artistica nel Giappone del dopoguerra. Il mio cuore è pieno di speranza di vedere gli altri film d’arte realizzati da ATG in programma.
Hiroshi Teshigahara è figlio di Sofu, di cui ho parlato in questa rubrica con il testo “Yakumo.” Il figlio ha intrapreso la strada della regia cinematografica quando il padre si esprimeva magnificamente nei campi variegati di pittura, scrittura, calligrafia oltre all’ ikebana.
Nel 1962 quando Sofu ha creato ‘Yakumo,’ suo figlio ha presentato il primo lungometraggio ‘La Trappola’ con cui l’ATG ha iniziato l’attività di distribuzione del nuovo cinema giapponese di qualità.
E proprio in quell’anno questo Istituto è stato fondato.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
10 ottobre 2011
Aquiloni e trottole (dal 30 gennaio al 18 febbraio 2012 in mostra presso l'Istituto)
In Giappone, come in tutti gli altri paesi, esistono vari eventi annuali trasmessi di generazione in generazione, alcuni ancora vivi e altri silenziosamente smarriti nel corso della moderna quotidianità.
Negli anni della mia infanzia, parlo quindi di circa 50 anni fa, Shogatsu, il Capodanno, era il periodo più atteso da tutti i bambini, un evento durante il quale tutti i membri della famiglia si riunivano a casa per festeggiare il nuovo anno. Durante i primi tre giorni di gennaio veniva preparato con cura e consumato in allegria cibo speciale, buono nel sapore ed esteticamente sofisticato. Gli adulti indossavano il kimono e assieme ai bambini si recavano al tempio, o al santuario, a pregare per la felicità dell’anno appena iniziato. I bambini del circondario giocavano insieme, facendo volteggiare vorticose trottole o innalzando leggiadri aquiloni.
A febbraio si celebrava invece il Setsubun, giorno in cui si lanciavano fagioli di soia, al grido di: “la fortuna giunga a noi e i demoni se ne vadano fuori!”. I bambini non capivano esattamente il significato del Setsubun, ma che divertimento lanciare e mangiare i fagioli di soia!
A marzo mia madre, unica donna in famiglia, disponeva il proprio set di bambole hinaningyo nella sua stanza per celebrare la festa delle bambole, Hinamatsuri, mentre in giardino mio padre appendeva le carpe di stoffa tradizionali in onore della festa dei maschietti,Tango no sekku, per noi quattro figli in maggio.
In estate, invece, durante Tanabata (7 luglio) si fissavano ai rami di bambu i fogli su cui ciascuno aveva scritto la propria preghiera, e in agosto si poteva osservare ovunque il Bon Odori, la danza popolare cui la gente si dedicava divertita negli spazi aperti della città.
Quando si pensa all’autunno, subito viene in mente lo Undo-kai, festa sportiva che ogni scuola organizza ancora oggi per gli allievi in ottobre, benché non sia propriamente “tradizionale.”
Tanti altri eventi mi vengono in mente ripensando all’infanzia: un mondo fatto di piccole cose, ma tutte preziose per i bambini di quell’epoca.
A settembre si tiene nella nostra sala espositiva la mostra fotografica Il Giardino Giapponese, l’estetica della tradizione. La mostra fa parte delle serie per il prestito, nelle iniziative co-organizzate, della nostra collezione, disponibili su richiesta per comuni, scuole, università, o associazioni culturali in Italia che vogliono utilizzarle nell’ambito di manifestazioni culturali inerenti al Giappone.
Oltre a Il Giardino Giapponese, abbiamo pannelli fotografici di Statue Buddhiste, Il Patrimonio mondiale UNESCO in Giappone, Architettura Giapponese, Festival del Giappone, e altri ancora. Oltre alle fotografie l’Istituto dispone anche di una serie di stampe giapponesi contemporanee, calligrafie contemporanee, o ancora una mostra di oggetti folcloristici, Aquiloni e Trottole dal Giappone, la quale mi ha ricordato i giorni della mia infanzia, serena e ricca di elementi oggi in via di sparizione.
Molti enti ci fanno richiesta dei nostri set espositivi da presentare nel corso delle manifestazioni da loro organizzate, e auspico che, leggendo questo breve testo scritto sull’onda delle emozioni, tanti altri ancora si rivolgano a noi per far conoscere tradizioni e aspetti culturali del Giappone al pubblico italiano.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
08 settembre 2011
Tra le opere della collezione d’arte dell’Istituto, c’è una scultura la cui vista mi emoziona ogni volta: si tratta di Yakumo, opera enigmatica ma di straordinario vigore, realizzata da Sōfū Teshigawara, fondatore della scuola Sōgetsu, una delle maggiori nell’ambito dell’ikebana, l’arte della disposizione floreale.
Sōfū, discendente di una famiglia dedita all’ikebana classico, diede avvio a 26 anni a una scuola nuova, la Sōgetsu appunto, all’insegna di un’espressività affrancata dai vincoli della tradizione. Subito dopo la seconda Guerra Mondiale, quando l’attività si estese anche fuori dal Giappone, Sōfū venne presto considerato una delle figure centrali nella divulgazione dell’ikebana nel mondo. Allo stesso tempo il fondatore della Sōgetsu allargava la sfera di interesse a vari altri campi artistici, applicando i suoi precetti a pittura, scultura, calligrafia, scenografia teatrale, e altro ancora.

Nel 2001 una grande restrospettiva di Sōfū si è tenuta presso il Museo d’Arte Setagaya di Tokyo, per celebrare il 100mo anniversario della nascita. Nella biografia dell’artista nel catalogo, si legge: “…1962, anno dell’installazione di Yakumo presso l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma, in occasione dell’apertura.” Sōfū sistemò nello stesso salone anche alcune sue composizioni floreali. Sono sicuro che la folla di invitati presenti al ricevimento per festeggiare l’inaugurazione abbia gradito l’arte del maestro, declinata nella duplice espressione di scultura e ikebana.
L’apertura dell’Istituto coincide cronologicamente con il fiorire di varie avanguardie artistiche in Giappone, appena oltre il caos della guerra, e Yakumo (“Otto nuvole”) mi trasmette l’aria di libertà e la vitalità di quel periodo fecondo di stimoli.
Avrete notato che ci sono altre due opere di Sōfū nell’edificio.
Mikoto accanto alla porta della biblioteca, e Takachiho, nel foyer dell’auditorium al piano superiore. Entrambe sono esposte al pubblico dai tempi della retrospettiva del Museo Setagaya.
Yakumo è attualmente collocata davanti al paravento d’oro nel Salone Espositivo, proprio dove si trovava all’apertura dell’Istituto nel 1962.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
16 giugno 2011
Quali sensazioni colgono chi vede per la prima volta l’edificio in stile giapponese di Valle Giulia a Roma? Non mi dilungherò in descrizioni architettoniche (se lo desiderate, potete trovarne di dettagliate qui), ma amo ricordare che l’Istituto è opera del noto architetto Yoshida Isoya (1894-1974), autore di moltissimi e importanti progetti, tra i quali l’Accademia d’Arte Giapponese (www.geijutuin.go.jp) nella zona del Parco di Ueno o il Museo Gotoh (www.gotoh-museum.or.jp) a Setagaya. Si tratta di due edifici che si trovano a Tokyo; vi invito davvero, se ne avrete l’occasione, a visitarli con una curiosità in più, ovvero la similitudine stilistica con l’Istituto di Roma.
È innegabile l’originalità della costruzione, che si distingue tra gli omologhi internazionali sul territorio della capitale proprio per l’impronta estetica perentoriamente giapponese. E di nuovo Vi rivolgo un caldo invito alla visita, che sono certo non mancherà di nutrire gli occhi ma soprattutto lo spirito, avvolgendovi in sensazioni che credo non appartengano solo a me che lo vivo nella quotidianità. Lo stesso valga per il giardino giapponese, che lascerei foste voi a giudicare durante una delle visite su prenotazione, che avranno inizio dalla fine di marzo. [..]
La “giapponesità” trapela nell’organizzazione interna degli spazi, basti pensare al grande salone schermato dagli shōji, pannelli in carta scorrevoli. Un pomeriggio, le linee orizzontali d’ombra disegnate sugli shōji mi hanno ricordato quelle della stuoia di bambù che filtra la luce nella casa tradizionale giapponese. Si tratta di un elemento con un poderoso valore emozionale, un oggetto consuetudinario che tuttavia trasmette serenità e riparo in uno spazio interno/interiore. Credo proprio che il fine Yoshida abbia inteso tale effetto nella riflessione progettuale del sito, che merita una volta di più la vostra attenzione in questo momento, arricchito com’è dalla mostra della collezione dell’Istituto Giappone900.
Fumio Matsunaga
Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
05 maggio 2011
Fumio Matsunaga, direttore dell'Istituto Giapponese di Cultura, entra a far parte della Japan Foundation nel 1977; dal 1989 al 1993 è presso l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma, mentre dal 2005 al 2007 è Direttore dell’Ufficio Japan Foundation di Londra. Dal 2007 al 2009 è vicedirettore del Public Diplomacy Department del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2010 assume l’attuale incarico di Direttore dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma.



